Le miodesopsie, comunemente note come “mosche volanti”, sono opacità del corpo vitreo che si manifestano come punti, filamenti o ombre mobili nel campo visivo. Le cause, i meccanismi biologici alla base e i fattori che possono influenzarne la comparsa

Può capitare, guardando un cielo terso d’estate o fissando una pagina bianca sullo schermo del computer, di vedere comparire all’improvviso delle piccole forme scure, quasi trasparenti, che si muovono lentamente seguendo i movimenti dell’occhio.

“Vedo delle mosche volanti” è la descrizione che ricorre più spesso, ma c’è anche chi parla di fili, ragnatele, punti neri o bolle che fluttuano nel campo visivo. Questi fenomeni ottici hanno un nome preciso: miodesopsie.

Cosa sono le miodesopsie e da cosa sono causate

Le miodesopsie sono generalmente un fenomeno benigno legato all’invecchiamento del corpo vitreo, che è il tessuto gelatinoso e trasparente che occupa circa l’80% del volume interno dell’occhio, tra il cristallino e la retina.

Questa struttura è composta principalmente da acqua, collagene e acido ialuronico, che insieme mantengono consistenza e trasparenza ottica. In condizioni di salute, il corpo vitreo è perfettamente omogeneo: la luce lo attraversa senza ostacoli, raggiungendo la retina senza produrre ombre o interferenze.

Quando all’interno del corpo vitreo si formano addensamenti o aggregati proteici, cioè frammenti di collagene che si raggruppano in strutture più dense, questi proiettano piccole ombre sulla retina. Il cervello le interpreta come forme mobili nel campo visivo, che sembrano “galleggiare” perché si muovono con il liquido vitreale a ogni movimento oculare. Così compaiono le miodesopsie.

Come detto, nella maggioranza dei casi si tratta di un fenomeno benigno, ma una valutazione oculistica urgente è opportuna nel caso di comparsa improvvisa, aumento rapido del numero di opacità e associazione con lampi di luce.

Perché compaiono le miodesopsie?

Come accennato, il meccanismo alla base della formazione delle miodesopsie è la degenerazione del corpo vitreo. Questo processo è generalmente graduale e coinvolge due fenomeni principali, tra loro correlati: glicazione e stress ossidativo.

Con l’avanzare dell’età, l’acido ialuronico tende a diminuire e la struttura reticolare del collagene si destabilizza. Il gel diventa così progressivamente più fluido in alcune zone (sinchisi o liquefazione), mentre in altre le fibre di collagene si addensano e si aggregano a causa della formazione di legami anomali tra proteine e zuccheri. Si parla in questo caso di glicazione.

Questo processo è amplificato dallo stress ossidativo, che è mediato da radicali liberi che degradano le componenti strutturali del gel. Quando la liquefazione è sufficientemente avanzata, il corpo vitreo può separarsi dalla retina: è il distacco posteriore di vitreo, un evento che spesso coincide con una comparsa più improvvisa e numerosa di miodesopsie. Il distacco posteriore di vitreo richiede una valutazione oculistica tempestiva per escludere eventuali complicazioni a carico della retina.

Quali sono i fattori di rischio delle mosche volanti?

Sebbene siano necessari studi epidemiologici per definire incidenza e prevalenza nella popolazione generale, uno studio del 2002 riporta che l’8% dei pazienti che si rivolge all’optometrista riferisce una miodesopsia. In un’indagine volontaria condotta via smartphone su 603 rispondenti, citata in una review del 2025, il 77% dichiara di vedere le “mosche volanti” e circa un terzo classifica il disturbo come moderato o severo.

L’età è il fattore principale che può predisporre alle miodesopsie. La degenerazione vitreale è infatti un processo fisiologico che riguarda tutta la popolazione adulta con il progredire degli anni.

Anche la menopausa rappresenta un fattore di rischio riconosciuto: le variazioni ormonali che accompagnano questo periodo della vita possono influenzare il metabolismo del collagene e la composizione del tessuto connettivo, compreso quello vitreale, favorendo una degenerazione più rapida.

Invece, nei soggetti più giovani è la miopia, specialmente se medio-alta, a contribuire in modo significativo allo sviluppo dei sintomi. Nella miopia, infatti, il bulbo oculare è più allungato, perché durante lo sviluppo cresce in lunghezza oltre la norma. Ciò comporta una più precoce degenerazione e liquefazione del corpo vitreo, con conseguente formazione di aggregati di collagene e comparsa anticipata di miodesopsie rispetto agli occhi non miopi.

Altre condizioni associate a questo disturbo includono alcune sindromi ereditarie del tessuto connettivo (come la sindrome di Stickler) e alcuni disturbi metabolici che influenzano la composizione del liquido vitreale.

Cosa fare per ridurre le miodesopsie?

Molti pazienti riferiscono che le miodesopsie variano nel tempo, diventando più o meno percepibili a seconda di condizioni ambientali e abitudini di vita. Ciò potrebbe accadere per varie ragioni.

Ad esempio, le miodesopsie potrebbero sembrare più visibili in condizioni di forte illuminazione. In senso inverso, un’illuminazione più equilibrata e la riduzione dell’esposizione diretta a sorgenti luminose molto intense, anche grazie all’uso di occhiali da sole, potrebbero contribuire a rendere il disturbo meno invasivo nella vita quotidiana.

Inoltre, fumo di sigaretta, alimentazione scorretta, esposizione eccessiva alle radiazioni ultraviolette e stati infiammatori cronici accelerano la degradazione delle componenti strutturali del corpo vitreo. Uno stile di vita sano ed equilibrato, che riduca l’esposizione ai fattori che aumentano la produzione di radicali liberi, potrebbe portare un contributo positivo.

Si ritiene inoltre che le miodesopsie potrebbero essere percepite con maggiore intensità nei periodi di stanchezza e stress visivo prolungato. Adottare pause regolari durante le attività visivamente intensive (come il lavoro al computer o la lettura prolungata) potrebbe aiutare a ridurre l’intensità percepita del disturbo.

La disidratazione è un ultimo fattore potenziale da considerare. Il corpo vitreo è costituito per la quasi totalità da acqua, e la sua composizione è in equilibrio con lo stato di idratazione generale dell’organismo. Per questo si ritiene che una ridotta idratazione potrebbe alterare la viscosità e la composizione del gel vitreale, favorendo la percezione più marcata delle miodesopsie. Di conseguenza, mantenere un’adeguata idratazione quotidiana, specialmente nei mesi più caldi o in caso di attività fisica e sudorazione intense, potrebbe contribuire al benessere del tessuto vitreale nel suo complesso.

Un ulteriore approccio di supporto può essere rappresentato dall’integrazione di nutrienti coinvolti nel mantenimento della struttura e dell’equilibrio biochimico del corpo vitreo, che, come detto, è costituito anche da collagene e acido ialuronico.

Bibliografia

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